È possibile paragonare il web al palcoscenico di un teatro?

Per farlo occorre capire cosa stia succedendo in rete utilizzando l’arte della rappresentazione per eccellenza, il teatro.

Primo punto di contatto tra il mondo dei teatri e il mondo della rappresentazione digitale contemporanea è il concetto di virtualità.

Virtuale vuole dire fare come se fosse, che altro non è che lo scambio tra individui, mediato dalla narrazione, visiva parlata e agita, che sta alla base del teatro.

Non a caso il gioco che si svolge tra l’attore e lo spettatore in teatro è sempre stato in definitiva un gioco di continuo rimando tra reale e virtuale, infatti, anche se la rappresentazione teatrale si svolge in uno spazio e un tempo ben definiti, l’esperienza che se ne ricava è senza dubbio virtuale: interna, immateriale e individuale, e coinvolge tutti i sensi.

C’è solo da capire se la combinazione di interattività, partecipazione psichica e nuova intimità relazionale, che è caratteristica di alcune esperienze vissuta nel web, possa fornire la base per lo sviluppo di una nuova cultura artistico-teatrale.

Ma per farlo occorre tenere presente che il nostro agire percettivo è sempre partecipativo scegliendo o meno di sperimentare determinati tipi di esperienze e ricavandone o meno la propria soddisfazione personale.

Si può, infatti, arrivare alla strana contraddizione di poter comunicare più facilmente, e a volte con maggiore profondità, in assenza di corpi e di contatto fisico piuttosto che in presenza e oggi, Internet, con i suoi forum, le sue chat, i suoi incontri tra sconosciuti, sembra permettere un’esperienza di rappresentazione che è individuale e collettiva insieme e che sta lasciando un segno nella vita di molte persone.

Negli ultimi anni la crisi del sistema teatrale italiano, ha posto maggiormente in luce la profonda carenza di ricerche sul pubblico e, conseguentemente, la scarsa capacità di coinvolgere nuove e più̀ esigenti fasce di spettatori.
Ciò̀ si riflette non solo sugli incassi ma anche sulla possibilità̀ che altri soggetti economici siano indotti a guardare al teatro come ad un’opportunità̀ di marketing.

Sul versante della produzione, le grandi compagnie e i teatri hanno cercato di minimizzare

il rischio, ovvero hanno spinto le loro produzioni e programmazioni verso spettacoli più sicuri, garantiti dai soliti nomi in cartellone, che non irritassero né sorprendessero troppo.
È evidente che questo atteggiamento è destinato a non pagare e le imprese teatrali, se vogliono garantirsi un futuro, dovranno allargare i loro orizzonti culturali per conquistare nuove nicchie di mercato.
Pertanto, in relazione educativo ed economico degli spettacoli, e in base ai percorsi intrapresi da gran parte dei paesi stranieri, i teatri dovranno sempre di più̀ fidelizzare i giovani spettatori, accompagnandoli nella trasformazione da pubblico adolescente a pubblico adulto e allargare la loro missione cercando un’esperienza culturale ed emotiva.
Sul versante finanziario occorrerà facilitare il reperimento di nuove fonti economiche e fare del palcoscenico (e della sala) un luogo vivo, capace di soddisfare il bisogno d’arricchimento culturale.
In soldoni, occorrerà affidarsi, maggiormente al proprio principale mercato, ovvero il pubblico.

In sintesi, le organizzazioni teatrali dovranno superare la radicata ritrosia nei confronti del marketing, unico strumento per porre un freno ad un’offerta di spettacoli autoreferenziale, per un messaggio culturale che nella migliore delle ipotesi possiamo considerare datato e preconfezionato, in un settore che dovrebbe essere sinonimo, invece, di libertà e pluralismo.

L’offerta teatrale si è talmente ampliata che oggi lo spettatore è letteralmente “schiaffeggiato” da offerte per riempire il suo tempo libero.

Non solo il numero delle imprese teatrali si è incrementato per svariate ragioni e spesso senza alcuna competenza, ma gli sviluppi tecnologici legati ai nuovi media hanno stimolato ulteriormente l’offerta.

I consumatori stanno, inoltre, differenziando i propri consumi, nell’intento di soddisfare diversi tipi d’esperienze. Infine, le imprese teatrali, oltre ad essere spesso caratterizzate da inefficienze economiche, trovano sempre più difficoltà ad ottemperare e il principio basilare per cui la cultura deve essere alla portata di tutti.

Nel campo teatrale, infatti, si crea prima lo spettacolo e poi si cerca di individuare gli spettatori adatti ed è compito dell’artista dover raggiungere quei segmenti di mercato che possono essere potenzialmente interessati al prodotto, adattando le variabili commerciali e ponendosi in contatto con un sufficiente numero di potenziali spettatori per raggiungere obiettivi coerenti con la missione dell’impresa culturale.